La pandemia ha causato ingenti danni economici a molti settori produttivi italiani e stranieri e quello vitivinicolo e dell’Horeca, ovvero dell’industria alberghiera, non ne sono usciti indenni. A tal proposito ha fatto molto discutere la proposta avanzata da Matilde Poggi che dal 2019 presiede la Fivi, cioè la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

Tale proposta è stata rivolta direttamente a Teresa Bellanova Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e a Roberto Gualtieri Ministro dell’Economia e delle Finanze per rivedere essenzialmente delle questioni che riguardano l’Iva sul vino e in particolare l’aliquota ordinaria, che potrebbero agevolare la ripresa di questi due settori.

Per capire nello specifico di cosa si tratta cerchiamo di capire innanzitutto cos’è l’IVA e perché le richieste mosse dalla presidente della Fivi potrebbero risollevare le vendite dei vini italiani come quelli delle Cantine di Dolianova.

Che cos’è l’IVA?

L’IVA è un’imposta indiretta sui consumi che viene applicata in fase di produzione e scambio di un bene oppure di un servizio; l’acronimo significa imposta sul valore aggiunto e in realtà viene accreditata al cliente poiché il prezzo che paga nella maggior parte dei casi è già comprensivo di IVA; in seguito, chi fornisce quel prodotto o servizio versa l’IVA all’Agenzia delle Entrate attraverso uno specifico modello.

L’IVA è stata introdotta in Italia con il DPR 633/72 ed è servita a adattare il sistema tributario italiano a quello degli altri paesi dell’Unione Europea, anche se in tutti questi anni non è mai stato trovato un punto di incontro sull’applicazione delle percentuali di aliquota nei diversi stati.

Come si diceva poco fa nel prezzo finale di un prodotto è stata già calcolata l’IVA che corrisponde al prezzo netto più l’aggiunta dell’aliquota Iva che si calcola in percentuale: l’aliquota minima è del 4% e viene applicata a prodotti di prima necessità e nel testo del decreto si trova la tabella A parte I in cui sono indicati i prodotti ai quali viene applicata questa aliquota come latte fresco, farina e quotidiani; l’aliquota ridotta del 5% viene applicata ai servizi sociali sanitari ed educativi delle cooperative sociali; ad alcuni alimenti come gli insaccati, lo zucchero e l’acqua, per i servizi del settore turistico e anche per il recupero edilizio applicano l’aliquota del 10%; l’aliquota ordinaria è del 22% ed è applicata a tutti gli altri prodotti e servizi ai quali non vengono applicate le aliquote viste in precedenza.

In certe situazioni l’Iva non viene applicata come quando si deve fare una visita medica.

Le richieste per l’Iva sul vino

Ma torniamo adesso alla questione dell’IVA sul vino e in particolare alle richieste mosse dalla presidente della Fivi. Le richieste della vignaiola Matilde Poggi che servirebbero a far rialzare il settore vitivinicolo e quello dell’Horeca dopo la pandemia Covid 19 sono tre:

  1. IVA sul vino agevolata al 10% almeno fino al 31 dicembre 2023;
  2. IVA esigibile al momento dell’incasso della fattura per quanto riguarda le cessioni di vino;
  3. blocco momentaneo del versamento dell’IVA per le fatture già emesse da marzo 2020.

Per quanto riguarda il primo punto, secondo la presidente della Fivi portare l’IVA sul vino dal 22% al 10% fino al 31 dicembre 2023 se non oltre, dovrebbe invogliare i consumatori ad acquistare più vino e dare così un sostegno concreto tanto al settore vitivinicolo quanto al settore dell’Horeca.

Per spiegare il secondo punto bisogna riprendere il primo comma dell’art. 6 del DPR 633/72 secondo cui le cessioni dei beni mobili, ovvero gli atti che comportano il trasferimento della proprietà e quindi dei diritti di godimento sui beni acquistati, sono da considerarsi effettuate al momento della consegna o della spedizione del bene; quindi, per favorire la ripresa dei due settori si chiede che dopo l’acquisto di vino l’IVA sia esigibile non più al momento della consegna, ma già a partire dal momento dell’incasso del corrispettivo dovuto.

Arriviamo infine all’ultimo punto, ovvero la richiesta di sospendere il versamento dell’IVA per le fatture di vendita già emesse dal mese di marzo 2020 come accade per le cessioni della Pubblica Amministrazione e far diventare quindi l’IVA esigibile solo dopo il suo incasso, poiché emessa in precedenza.

Quale Iva applicare?

Come calcolare l’IVA sul vino in caso di somministrazione in un ristorante oppure di vendita per asporto?

Per rispondere a questa domanda innanzitutto è necessario capire il significato di somministrazione e vendita e cosa comportano: per somministrazione si intende il consumo sul posto di alimenti e bevande che avviene grazie al servizio effettuato da personale preposto oppure attraverso dei distributori automatici, mentre la vendita consiste in una vera e propria cessione di beni. Questa distinzione comporta un’applicazione differente dell’IVA poiché in caso di somministrazione di alimenti e bevande è prevista l’aliquota IVA del 10%, mentre in caso di vendita si deve applicare l’aliquota prevista per ogni singolo prodotto consumato.

In altre parole, facendo una cena in ristorante a base di pane, carne farcita e vino verrebbe applicata a tutto il pasto l’aliquota ridotta, mentre se lo stesso pasto fosse venduto da asporto e quindi consumato a casa il prezzo cambierebbe perché al pane verrebbe applicata l’aliquota del 4%, alla carne quella del 10% e infine al vino quella del 22%.

Spesso quando si paga l’acquisto di un bene o di un servizio non facciamo caso a quanto ammonta l’IVA di quel prodotto e soprattutto non facciamo caso a quanto queste percentuali potrebbero fare la differenza per un intero settore.

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