Il brindisi è un gesto di augurio che consiste nel sollevare i bicchieri in alto e pronunciare parole di buono auspicio facendoli risuonare. Utilizzato in occasione di eventi importanti, cerimonie e feste, questa usanza è spesso accompagnata dalle parole cin cin, che sembrerebbero derivare dal tintinnio dei calici che si toccano, ma in realtà ha origini cinesi e il suo significato è “prego, prego”.
Inizialmente utilizzate come forma di saluto a Canton tra i marinai, in seguito queste due parole si diffusero nella cultura popolare, dove, in campo liturgico furono affiancate anche dall’espressione latina Prosit, che letteralmente significa giovamento. Originaria dei paesi del Nord Europa, questa parola fu utilizzata soprattutto dai ministranti al termine della Messa, alla quale seguiva la risposta del celebrante “Deo gratias vobis quoque”.
L’uso di pronunciare frasi poetiche e discorsi durante i brindisi ha origini molto antiche e diverse sono le usanze legate a questo gesto. Ecco alcune curiosità sul brindisi con vino, dalla storia all’etimologia.
Brindisi con vino: cenni storici
Il brindisi con vino è un’usanza che risale all’antica Grecia, dove prendeva il nome di Philotesia o Philotes o amicizia e si celebrava improvvisando odi poetiche.
Anche l’espressione “alla salute”, spesso pronunciata in occasione dei brindisi ancora oggi, era utilizzata dai greci e dai romani durante i banchetti in omaggio ai defunti e in onore degli dei, a cui offrivano cibo e rivolgevano preghiere per ottenere in cambio favori o lunga vita. Alla memoria dei martiri e dei morti brindavano anche i cristiani, con l’avvento del Cristianesimo, secondo quanto riportato da S. Ambrogio, a tal punto che il gesto divenne un simbolo di amore e devozione.
Il brindisi fu anche considerato nella storia un gesto di libertà, come dimostra il rivoluzionario francese Evariste Galois impugnando un coltello al posto del calice per onorare il Re, gesto che gli costò la prigione e che lo fece diventare un vero e proprio simbolo della Rivoluzione.
Da simbolo di dissacrazione, utilizzato nel Novecento durante le feste, presto il brindisi divenne simbolo di pace mentre il gesto dei calici che si toccano, ancora oggi utilizzata nei brindisi, era utilizzata essenzialmente per fare in modo che le bevande si mischiassero, dimostrando così a chi brindava che il contenuto del bicchiere non era avvelenato.
Diffuso in Francia e considerato lecito anche tra le donne in Normandia, dopo essere stato vietato da Luigi XVI, l’uso di brindare continuò a diffondersi dal Cinquecento in poi anche in Italia, a tal punto che ancora oggi è considerato un gesto carico di positività rivolto ad augurare fortuna e prosperità.
Brindisi con vino: etimologia della parola
La parola brindisi deriva dallo spagnolo “brindis”, che si riferisce al detto “bring dir’s” (“porto il bicchiere verso di te”) utilizzato in Germania in occasione dei banchetti.
In inglese il brindisi prende il nome di toast dall’abitudine diffusa in Inghilterra di inzuppare nel vino la crosta del pane tostato e di brindare con il pane speziato per smorzarne l’acidità. Sebbene sia diffusa la credenza che la parola brindare sia da attribuirsi alla città di Brindisi, l’ipotesi più accreditata la riconduce invece al nome “brendos”, che significa cervo, derivante dai Messapi, antico popolo pugliese.
Tuttavia, secondo un’antica leggenda l’augurio di brindare avrebbe a che fare con la parola Brindisium, il porto più importante di tutto l’impero Romano che consentiva l’accesso alla Grecia e all’intero Mediterraneo. In particolare si narra che i marinai, di ritorno dai mari dell’Adriatico verso Brindisi, all’avvistamento del porto gridavano “Brindisium” e con questa parola davano il via ai festeggiamenti in cui celebravano il ritorno alla terra ferma con cibo e fiumi di vino.
Dalle più antiche usanze ad oggi, il brindisi è un rituale da eseguire secondo regole ben precise, ecco alcune curiosità su come celebrarlo, tra credenze popolari e suggerimenti del Galateo.
Curiosità sul brindisi con vino: regole ed errori da evitare
Il brindisi è un gesto simbolico di augurio che deve essere compiuto in circostanze favorevoli ed eseguendo movimenti ben precisi, ecco alcune regole da rispettare ed errori da evitare:
- Non brindare con l’acqua. La prima regola di un buon brindisi è farlo sempre con il vino o qualsiasi altra bevanda ma mai con l’acqua o a calice vuoto, che secondo la credenza popolare porterebbe sfortuna.
- Il primo brindisi è del padrone di casa. Il primo a sollevare i calici, secondo il Galateo, dovrebbe essere sempre il padrone di casa, seguito, in caso di secondo brindisi, da un ospite, che utilizzerà il brindisi come ringraziamento per l’ospitalità ricevuta.
- Portare in alto il bicchiere. Questo è l’unico gesto ammesso nel dedicare il brindisi al destinatario, il bicchiere si riabbassa poi al termine delle parole di buon auspicio. Vietato è invece proporre il brindisi da seduti o alzarsi in piedi e attirare l’attenzione picchettando con una forchetta sul calice.
- Evitare l’apertura con il botto. Il brindisi, secondo il Galateo, deve essere eseguito aprendo la bottiglia lentamente, facendo emettere alla stessa un leggero sibilo. Oltre a non essere particolarmente elegante, stappare la bottiglia con il botto rischia anche di compromettere la qualità del vino liberandone troppo rapidamente la pressione.
- I bicchieri non si devono toccare. Secondo il Galateo il brindisi ideale è quello in cui i calici non si toccano tra loro, gesto considerato poco elegante soprattutto in presenza di molti ospiti. L’ideale è alzare i bicchieri in alto e rivolgerli verso il destinatario del brindisi guardandolo negli occhi, per poi porgerli verso tutti gli altri.
Il brindisi per congedarsi: “il bicchiere della staffa”
Un’ultima curiosità legata alla tradizione del brindisi è il cosiddetto “bicchiere della staffa”, ma perché si dice così?
Bere il bicchiere della staffa significa bere l’ultimo bicchiere prima di tornare a casa. L’origine di questa espressione pare sia italiana, anche se altre lingue europee utilizzano questo detto.
Per staffa si intende l’arnese metallico posto ai due lati della sella, usato per salire e scendere da cavallo. Questo modo di dire risale infatti al periodo in cui il cavallo era il principale mezzo per spostarsi e si era soliti bere un ultimo bicchiere di vino o liquore prima di salire in sella, come gesto di buon auspicio. Vediamo le due ipotesi più accreditate in merito a dove nasce questo modo di dire:
- Tradizione toscana
Secondo una prima ipotesi questa usanza risale ad una tradizione toscana del XIX secolo. I locandieri e gli osti accompagnavano gli ospiti fino al cavallo che li avrebbe portati a casa, come segno di rispetto e amicizia. Era il gesto finale di un’ospitalità completa che si concludeva con un brindisi di buon auspicio. Bere quel bicchiere mentre si aveva un piede già nella staffa simboleggiava la sicurezza di non andare via a mani vuote e di mantenere intatto il legame di amicizia. Da qui è nato il modo di dire.
- Il matrimonio di Chiara Gonzaga e Gilberto I di Borbone
Una seconda ipotesi, invece, si rifà a quanto riportato in un libro del 1988 sulle antiche curiosità torinesi. Il bicchiere della staffa fu quello offerto nel 1481 presso l’Ostaria San Giorgio, uno dei migliori locali di Torino, a Chiara Gonzaga e Gilberto I di Borbone, conte di Montpensier e delfino d’Alvernia, in viaggio di nozze. I due sposi, partiti dalla Francia, secondo la tradizione avrebbero brindato con il vino con un piede già nella staffa.
Il significato odierno
Oggi il “bicchiere della staffa” ha perso il legame con i cavalli ma ha mantenuto lo spirito convivale di un tempo. Indica l’ultimo bicchiere che segna la fine di una cena, una festa o di un incontro tra amici, come a dire: “ancora un sorso e poi si torna”. Un gesto che unisce e sugella i momenti condivisi.
Il brindisi di saluto in altri Paesi
Il bicchiere della staffa ha delle corrispondenti in altre lingue e culture, ad esempio in Inghilterra si usano le espressioni “stirrup cup” e “parting cup”, per indicare il bicchiere di buon’augurio che veniva offerto ai partecipanti della caccia annuale alla volpe. Il nightcap è invece il bicchiere della buonanotte.
In Svizzera il corrispondente del nostro detto è “drink of the door”, l’ultimo bicchiere offerto dai proprietari di casa agli ospiti prima di congedarli, per augurare loro buon viaggio e buon rientro.
In Germania diventa “Scheidebecher”, ovvero il “bicchiere della separazione”; infine, in Francia si dice “le coup d’ètrier”. Ma anche nella nostra stessa Italia si usano altre espressioni con significato simile come “ultimo giro” o “canto del cigno”.
Come preparare un bicchiere della staffa
In tutto il mondo il brindisi è il simbolo di convivialità per eccellenza. Ma come preparare un ultimo bicchiere speciale da condividere?
Vi proponiamo alcuni vini delle Cantine di Dolianova ideali per un brindisi di commiato:
- Anzenas, Cannonau di Sardegna DOC, recentemente premiato con medaglia d’argento al prestigioso concorso AWC di Vienna, un rosso rubino intenso, perfetto per un brindisi ricco di sapore.
- Dolì Rosè, vino frizzante, vivace, fruttato con una piacevole vena acidula e buona sapidità, una scelta più leggera per chi desidera concludere con un tocco di freschezza.
- Moscato di Sardegna DOC, decisamente aromatico e dal sapore dolce ed equilibrato, indicato da consumare a fine pasto, per un brindisi dal sapore indimenticabile.
- Cáralis Rosé – il nuovo spumante delle Cantine di Dolianova, fresco e rosato, vibrante e vivace, tanto da trasformare ogni serata in una festa: Cáralis Rosé è il brindisi dell’estate!