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Il Moscato è uno spumante dolce ricavato dalla famiglia dei vitigni del moscato a bacca bianca o a bacca nera. Il suo nome deriva da “muscus” parola latina che significa muschio, un’essenza che veniva usata per creare profumi pregiati e si riferisce al suo aroma unico ed inconfondibile.

Il vitigno del Moscato è da sempre tra i più diffusi d’Italia, già nel 1800 si conoscevano 80 varietà. Viene coltivato in quasi tutte le regioni, soprattutto in Trentino Alto Adige, Friuli, Veneto, Toscana, Piemonte, Molise, Puglia e Sicilia, ed è infatti la quarta uva bianca più allevata nella nostra penisola.

Il Moscato di Sardegna Doc, prodotto dalle Cantine di Dolianova, nasce nel territorio circostante la Cantina, caratterizzato da suoli di medio impasto composti da calcari argillosi di origine miocenica, giacitura collinare media e clima sub-arido. Il suo colore è giallo dorato e il suo sapore è dolce e delicato.

Continua a leggere per sapere come si fa il Moscato, le varietà del vino Moscato, la sua conservazione e come servirlo.

Varietà del Moscato

Al vino Moscato appartengono varietà a bacca bianca e a bacca nera. Esistono 9 famiglie di uve:

  1. Moscato bianco
  2. Moscato rosa
  3. Moscato giallo
  4. Moscato nero di Acqui
  5. Moscato nero di Scanzo
  6. Moscato d’Alessandria o Zibibbo
  7. Moscato di Terracina
  8. Moscatello di Saracena
  9. Moscatello selvatico.

Soffermiamoci sulle prime cinque.

Il Moscato bianco è la varietà più pregiata e la più antica. I suoi vini vengono suddivisi in: vini secchi e aromatici, vini dolci e frizzanti, vendemmie tardive e i vini passiti dolci da dessert. Si tratta di vini aromatici, leggeri ed eleganti, caratterizzati da note floreali e di agrumi e salvia. Il vino che si ottiene dal vitigno Moscato bianco è di colore giallo paglierino. Al palato è aromatico, fragrante, fresco.

La maturazione è medio-tardiva, la vendemmia viene fatta alla fine di settembre.

Il Moscato giallo è appunto caratterizzato da un colore della buccia giallo dorato, il grappolo è più grande e più allungato rispetto al bianco e la buccia è più spessa e consistente. Viene vendemmiato nelle ultime decadi di settembre.

Il Moscato rosa deve il suo nome sia alla buccia dei suoi acini che è di colore rosa-violaceo, sia perché emana un forte profumo di rosa e fiori. La sua vendemmia inizia a fine settembre e si prolunga fino ad ottobre. Può anche essere vendemmiato tardivamente e vinificato come vino passito.

Il Moscato nero è una rara variante del Moscato bianco, il colore della sua buccia è violaceo quasi nero. Ne esistono due versioni in Italia: il Moscato nero di Scanzo lombardo e il Moscato nero di Acqui piemontese.

Il primo dà vita ad un vino rosso dolce molto pregiato, mentre il secondo viene vinificato come rosso fermo, meno pregiato e dal classico profumo fruttato.

Come si ottiene il Moscato?

Vediamo ora come si fa il moscato. La vendemmia avviene in tempi più brevi rispetto ad altri vitigni a causa della sua esposizione in terreni con un clima caldo e asciutto, con frazioni miste tra sabbia e argilla.

Uno dei procedimenti per ottenere il moscato consiste nel porre l’uva raccolta in delle cassette per salvaguardarne la qualità. Successivamente viene trasportata in cantina e sottoposta a pressatura soffice. Per poter pigiare gli acini occorrono delle attrezzature specifiche. Esistono delle macchine diraspatrici progettate per rimuovere i raspi e pigiare.

Il mosto viene portato in piccole quantità al reparto di fermentazione e dopo aver alzato la temperatura viene arricchito con degli aromi. Poi inizia il processo di trasformazione dello zucchero in alcool e anidride carbonica.

Raggiunti i 5 gradi alcolici viene abbassata la temperatura della vasca per ottenere un gusto dolce. Infine, l’ultimo processo è quello della vinificazione che si effettua appena prima dell’imbottigliamento.

Il mosto si filtra e si procede all’imbottigliamento dopo una microfiltrazione sterilizzante. Quest’ultima è fondamentale perché bastano pochi lieviti residui per dare origine a una rifermentazione del prodotto che causerebbe un intorbidamento del vino, una modifica del sapore e potrebbe persino provocare la rottura della bottiglia.

Come servire il Moscato e come conservarlo

Per non perdere le sue note profumate, il Moscato va servito ad una temperatura più alta rispetto ai vini non aromatici, tra gli 8° e i 10°.

Il vino Moscato è abbastanza calorico, solo 100 grammi apportano circa 82 calorie con una buona percentuale di carboidrati e una minima di proteine. Nei casi di un vino liquoroso come lo Zibibbo o il passito si può arrivare anche al 47% di carboidrati. Si consiglia un consumo moderato, specialmente la sera dopo i pasti, quando il nostro organismo ha più difficoltà a smaltire le calorie contenute nel cibo e nelle bevande.

Il Moscato va conservato in cantine fresche, meglio se interrate, in modo da assicurare una temperatura costante. Le bottiglie vanno messe in posizione orizzontale, nei ripiani destinati ai vini frizzanti o spumanti. È consigliabile consumarlo entro un anno dalla vendemmia, per evitare alterazioni organolettiche dovute all’invecchiamento.

Abbinamenti

Il Moscato è ottimo per accompagnare dolci a pasta lievitata come pandolce alto e panettone, pasticceria secca, dolci da forno e dolci a base di frutta (ad esempio, torte con uvetta o crostata di mele). È un vino indicato anche come aperitivo, in accompagnamento a salumi e formaggi freschi, quali ricotta di pecora o il gorgonzola dolce. Provatelo anche in abbinamento a molluschi e crostacei.

Il sapore del Moscato è dolce, il suo profilo intenso. È caratterizzato da un colore giallo paglierino con riflessi dorati. La gradazione alcolica può variare in base alla sua tipologia. Il nostro Moscato di Sardegna DOC offre un profumo aromatico inconfondibile, con note mielose e speziate.

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