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Il Cannonau è un vitigno autoctono sardo, da cui prende il nome il vino apprezzato in tutto il mondo. Esso presenta un bel colore rosso rubino ed è caratterizzato da gusti e profumi peculiari, con una buona tannicità e una concentrazione zuccherina importante.

Al palato risulta così persistente, dotato inoltre di una buona sapidità. Le sue proprietà organolettiche vengono messe in risalto grazie alle diverse modalità di lavorazione e tecniche di vinificazione, che possono variare da zona a zona. Ma qual è l’origine del suo nome? Cosa vuol dire cannonau?

Una versione… sbagliata dei fatti

Anche se noi al giorno d’oggi diamo per scontato il fatto che il Cannonau sia sardo, in realtà non c’è nulla di ovvio. Pensate che fino a poco tempo fa si pensava che questo vino fosse stato importato in Sardegna dalla Spagna, durante il 1500. Studi recenti hanno invece dimostrato che la sua origine è isolana e gli esperti hanno dovuto riscrivere la storia di questo vitigno.

Nel dettaglio: in Spagna esiste un vitigno a bacca rossa, la “Garnacha” (in Aragona, nello specifico), simile al Cannonau. In alcuni documenti, erroneamente tradotti, si segnala inoltre l’esistenza di un altro vitigno, il “Canonazo” (in Siviglia), anch’esso simile alla Garnacha. Dal termine Canonazo, data la struttura del vitigno e del vino che se ne ricava, si sarebbe arrivati (grazie a una serie di trasformazioni linguistiche) al Cannonau sardo. Questa ipotesi, come dicevamo, è stata messa poi in discussione anche per via delle incongruenze linguistiche.

  • In Spagna non esiste un vitigno chiamato Canonazo, ma “Canocazo”, che ha la bacca bianca e non rossa.
  • C’è ambiguità attorno al termine Garnacha. Secondo alcuni deriva dall’italiano Vernaccia, secondo altri Garnacha non è altro che la traduzione spagnola del termine latino “Vernaculus”, ovvero “nato nel luogo”, con cui i romani definivano tutti i vitigni autoctoni della zona senza alcuna distinzione (Vernaccia e Cannonau compresi). Morale della favola? Il vitigno Vernaculus potrebbe essersi diffuso in Spagna prima che si adottasse la parola Cannonau.

Ma aggiungiamo altri dettagli in merito alla vicenda. Il primo documento ufficiale, sul quale fa la sua comparsa per la prima volta il nome Cannonau, fu un atto stilato il 21 ottobre 1549 del notaio Bernardino Coni, con sede a Cagliari.

E l’ipotesi della discendenza spagnola del vitigno? Fu messa particolarmente in discussione nel 2002, quando nei pressi del Nuraghe Arrubiu di Orroli vennero recuperati alcuni vinaccioli fossilizzati appartenenti a un vitigno coltivato ancora nell’Isola, e risalenti a più di 3000 anni fa. Dunque molto prima che gli spagnoli, intorno al 1500, importassero sull’isola la prima uva da coltivare, la Garnacha, di cui abbiamo parlato prima.

I vinaccioli, per quanto fossero carbonizzati, mantenevano ancora un buono stato di conservazione, pertanto fu possibile sottoporli alle varie analisi nei laboratori enologici: questi ultimi confermarono la loro provenienza da un’uva che sembrava essere proprio il Cannonau.

Un’altra ipotesi accreditata sull’etimologia

I viticoltori sardi, al fine di diversificare i vitigni autoctoni della regione, hanno adottato nomi diversi per distinguerli. Hanno dunque conservato il termine latino Vernaculus per la Vernaccia, mentre per il Cannonau pensarono alla canna che usavano per rimescolare continuamente il mosto delle uve, fino a donargli il colore rosso rubino. Questa canna, guarda caso, era chiamata in dialetto cannonau. La questione linguistica, come avrete intuito, è forse risolta… ma aperta a nuovi sviluppi.

Il Cannonau delle Cantine di Dolianova

Se pensiamo al vino sardo per eccellenza, non possiamo che pensare al Cannonau. Oggi questo vino è diffusissimo in tutta l’Isola e quello prodotto dalle Cantine di Dolianova si distingue per la qualità elevata, che gli ha permesso di guadagnare importanti riconoscimenti internazionali. In quest’area le prime testimonianze della cultura vinicola sono persino millenarie, come testimoniano i reperti nuragici ritrovati nella zona.

Il Cannonau Cantine di Dolianova, come tutti gli altri vini di quest’azienda, è prodotto “con la forza e la consapevolezza di chi può vantare 70 anni di storia, e con la saggezza di un territorio che ha 3.000 anni di tradizione vitivinicola alle spalle”.

Lo studio dell’Agris Sardegna

Ma i vitigni autoctoni sardi sono un patrimonio ancora da scoprire. Della vitivinicoltura in Sardegna ne parla anche Gianni Lovicu, del Dipartimento per la Ricerca nell’Arboricoltura (Agris Sardegna).

“I risultati finora ottenuti hanno evidenziato non solo una notevole biodiversità per le viti selvatiche, confermando precedenti indagini svolte nell’isola dalle due università milanesi, ma anche il gran numero di vitigni autoctoni (oltre 150) che sembra caratterizzare la viticoltura isolana. Questo numero è una conferma indiretta dell’antichità della tradizione viticola della Sardegna, e rappresenta un serbatoio notevole di biodiversità, per caratterizzare ulteriormente e differenziare i vini prodotti nell’isola.”

Nella sua attività di ricerca sulla biodiversità delle produzioni autoctone sarde, ha messo in luce anche la vicenda del Cannonau. Ecco un piccolo estratto:

“Che il ruolo dell’isola nella diffusione della coltura della vite sia stato e sia tuttora in gran parte ignorato e sottostimato, è dimostrato anche dal fatto che quelle che chiameremo, per comodità, ipotesi classiche, non sono supportate da documenti di nessun tipo e sono state fatte diversi secoli dopo, quindi non da testimoni oculari”.

Speriamo di avervi aiutati a fare un po’ di chiarezza.

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